CON/TATTO - EXHIBITION

INAUGURAZIONE
Sabato 16 luglio 2022
Ore 18:00

Aperta tutti i giorni dal 17 al 24 luglio
dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

/  INGRESSO LIBERO  /

Il poeta John Keats diceva “Il tocco ha una memoria” ed, infatti, quell’incontro di pelle contro pelle lascia nelle persone quella memoria lieve pronta ad essere ricordata più e più volte durante la vita.

La natura ha lo stesso effetto su di noi, il contatto con gli elementi ci porta a costruire una memoria intima, che rimane fissa e indelebile. Il ritorno alla natura, in questo modo, ci porterà ogni volta a rievocare quell’istinto primordiale lasciato da quell’incontro. CON/TATTO vuole rievocare l’intimo legame tra uomo e natura, mettendo alla base tutti i sensi che utilizziamo quando, immersi negli elementi naturali, cerchiamo quel tocco che ci evoca sensazioni di vissuti lontani, di sguardi conosciuti e di calma interiore.

Il tutto si svolge in un ampio spazio, dove l’acqua calma, che si trasforma in luce e suoni ci trasporta verso momenti sacri stampati su lunghi teli, passando attraverso il pensiero che si trasforma e si fa materia e ai ricordi quotidiani che raccontano la mutevolezza del sentire e dello scorrere del tempo, fino a farci raggiungere spiagge lontane, fatte di sabbia e specchi, per finire nel ricordo più intimo di noi, quello puerile, l’infanzia in noi nascosta, che viene fuori in tutto il suo vigore e semplicità, invitandoci di nuovo a quei momenti ludici che avevamo dimenticato.

Un percorso unico e personale, fatto di suono, sguardo, tatto e profumi, scandito dal tempo di una campana che risuona lontana e ci riporta alla nostra quotidianità.

Holy Waters

Gionata Girardi – Giorgio Sandrone

Immergersi nella danza tra umano e artificiale per trovare un punto di contatto e di comunione dei sensi, dal tatto all’udito, tutto emerge come un’unica realtà organica.

Sindoni Vegetali

Gaia Bellini

Un continuo cambiamento cromatico, dettato dalla legge dell’impermanenza che permea l’universo, e che fa della superficie tela sua propria narrazione storica.

Oneiroi e Nebulosa

Cristina Swan

Ciò che la terra propone rifrange una sorta di caos che abita ciascuno di noi, ma è un guazzabuglio energico e fecondante, uno scambio attivo e intenso.

Mono no aware

Andrea Marcantonio

Il sentimento che volevamo trattenere ci sfugge tra le dita, ci attraversa e ci sorprende con le sue potenzialità di trasformazione.

Sub-limen,
Dis-integrazione,
Spazi somatici - Atto I

Isabel Rodriguez Ramos

Dalle radici mi ramifico, riempio i miei sguardi di ciò che mi è concesso ammirare trovando slancio e arricchimento nell’incontro con l’altro.

Reliquere Nuces

Alessio Palma

Invito a mettersi in gioco con i propri sogni fanciulleschi, tornando, anche solo per un momento, a contatto con quella parte perduta di sé.

Amore?

Paolo Valgrande

Tempo, spazio , suono e movimento.

Amanti che si cercano, si rincorrono, si allontanano per poi unirsi in un istante magico, diffondendo nell’aria un suono limpido e soave.

Holy Waters

Gionata Girardi – Giorgio Sandrone

L’acqua è sia il soggetto che il mezzo, tra sacro e profano, melodie e distorsioni, un rito di passaggio per varcare le soglie di un mondo a cavallo tra l’analogico e il digitale. Immergersi nella danza tra umano e artificiale per trovare un punto di contatto e di comunione dei sensi, dal tatto all’udito, tutto emerge come un’unica realtà organica.

Acqua elemento vitale, questa l’esplorazione, la ricerca, il recupero del suo valore spirituale e culturale. Installazione interattiva in cui, attraverso il tocco dell’acqua, ci si immerge in un’esperienza evocativa e sensoriale, uno strumento per creare suoni e visualizzarli sul liquido.

Gli speakers con melodie e frequenze differenti riproducono live le composizioni del pubblico.

Sindoni Vegetali

Gaia Bellini

Sindoni vegetali è una ricerca personale sul concetto di pelle riprendendo il mito di Marsia come simbolo dell’involucro corporeo che garantisce l’individualità, a patto di proteggere l’integrità del proprio io-pelle. Sindoni vegetali sono anche superfici in divenire sulle quali la tela ha assorbito il colore naturalmente contenuto nei semi che hanno vegetato avvolti al suo interno per nove mesi. Un continuo cambiamento cromatico, dettato dalla legge dell’impermanenza che permea l’universo, e che fa della superficie tela sua propria narrazione storica.

L’ironia della sorte sono due linee fini ed orizzontali. Linee isoelettriche marine, rappresentanti l’energia pulsionale disponibile soltanto per chi ha preservato la propria integrità. Artificiali e vere nel processo di vita di quest’opera, hanno assorbito l’acqua alta di Venezia.

Un segno intrinseco, in questo sopruso visivo ed estetico, di un cambiamento climatico; inciso come ingiustizia sulla mia stessa, vera, pelle.

Oneiroi e Nebulosa

Cristina Swan

ONEIROI

L’ametista è una varietà violacea di quarzo. L’etimologia della parola deriva dal greco ἀ-, a- e μεθύσκω, methysko (dal verbo μεθύω, methyo), e significa letteralmente ‘non intossicare’. Fin dall’antichità e considerando gli svariati risvolti mitologici legati a questo minerale, al cristallo si attribuisce la proprietà calmante sugli effetti infausti dell’ebbrezza.

La religione indiana l’associa al VI chakra (con risvolti sul VII) perché ritenuto capace di risvegliare la consapevolezza interiore, apprendere la realtà oltre la materia, promuovendo così una sorta di trasformazione spirituale attraverso i vari livelli di coscienza.

Il quarzo s’insinua così nel granitico abbandono della statua (nera e di cemento) ridestandone la visione e stimolando un’attività onirica luminosa e che sa vedere al di là della realtà visibile.

È un invito a lasciar filtrare la materia del sogno poiché “sognando, Vedevo spalancarsi le nuvole E apparire ricchezze Pronte a cadere su di me, Così, svegliandomi, Piangevo per sognare ancora” (La tempesta, W. Shakespeare).

NEBULOSA

“Devi fare il possibile
crederci non dipende dalla volontà,
ma dall’istinto
e l’istinto è un accadimento,
non un pensiero.”

In una corrispondenza fiume un amico mi scrisse queste parole. Considerando quanto il pensiero, ermeticamente parlando, possa risultare talvolta nebuloso e foriero di dubbi e arresti ingannevoli, ho provato a sostituirlo seguendo il corso di un’immaginazione-marea più materica, legata all’osservazione di ciò che la natura crea attraverso l’interazione tra gli elementi. Ciò che la terra propone rifrange una sorta di caos che abita ciascuno di noi, ma è un guazzabuglio energico e fecondante, uno scambio attivo e intenso.

Mono no aware

Andrea Marcantonio

Ogni giorno scattiamo delle foto per ricordare quello che di bello accade nelle nostre vite ma, allo stesso tempo, riscopriamo istantanee passate di attimi felici che ci rimandano inevitabilmente ad un senso di nostalgia e malinconia.

In linea con la concezione giapponese dell’estetica del reale, il tentativo di tracciare un’immagine netta é vanificato dallo scorrere del tempo e dalla lente della soggettività. Il sentimento che volevamo trattenere ci sfugge tra le dita, ci attraversa e ci sorprende con le sue potenzialità di trasformazione.

Il dittico rafforza l’instabilità delle singole immagini e crea la necessità di avere un contesto, che dia il via ad una catena di libere associazioni.

Immagini intime nate in periodi diversi intrecciano persone e luoghi come fossero all’interno di un caleidoscopio, ma hanno il potere di diventare simboli, in continua evoluzione, che ci accompagnano nel nostro fluire.

Sub-limen,
Dis-integrazione,
Spazi somatici - Atto I

Isabel Rodriguez Ramos

Attingendo dalla sua formazione teatrale, Isabel indaga il mistero del corpo panico proponendo esperienze performative in natura. Documentando il processo creativo attraverso la fotografia e la videoarte, i suoi progetti vogliono essere l’opportunità di esprimersi attraverso la poetica del corpo, nella condivisione con il fotografo di un ambiente creativo e non giudicante.

SUB-LIMEN

“In questo momento della mia vita trovo ispirazione e insegnamento nella terra, intesa sia come materia sia come la parte più antica e primordiale dell’io. Mi lascio guidare dalle suggestioni che capto nell’ambiente intorno a me, dalle luci e dai colori che abitano i paesaggi selvatici. Dalle radici mi ramifico, riempio i miei sguardi di ciò che mi è concesso ammirare trovando slancio e arricchimento nell’incontro con l’altro.

Rispondo alla mia esigenza creativa mettendomi a servizio dell’altrui esigenza, pratico l’ascolto, ricerco dentro me grazie all’azione artistica e tento, con gli strumenti a mia disposizione, di risvegliare la meraviglia in coloro che si fermano, per un attimo, ad osservare.”

DIS.INTEGRAZIONE

Nell’oscillazione perpetua tra Io egoico ed Essere, nasce “Dis.integrazione”. La trilogia fotografica si può leggere in entrambe le direzioni, sfruttando l’ambivalenza intrinseca alla narrativa dell’opera.

“Disintegro. Quando annego la percezione in abitudini tossiche, ignorando volontariamente la profondità del mio spirito, osservando passivamente la foga dell’ego divorarmi l’anima. Integro. Quando il tempo della creazione, nell’istante di cui si fa portavoce una fotografia, coincide con il tempo dell’Essere.”

x3 stampe su carta cotone naturale 30×30 – “Cycles” collection – edizione da 20

SPAZI SOMATICI, ATTO I

Il progetto “Spazi Somatici – Atto I” è un viaggio interiore verso l’esterno visto alla luce dell’ecologia profonda e delle arti visive, atto al creare nuove consapevolezze in merito alle possibili interazioni e contaminazioni tra umano e natura.

Per la durata di circa una settimana, immersa nei commoventi paesaggi della Maremma Toscana, Isabel Rodriguez Ramos indaga tale corrispondenza mediante atti performativi site-specific, mentre nel ruolo di video artist documenta il processo creativo per mezzo della sua macchina fotografica.

Il paesaggio sonoro, a cura di Rossana De Pace, è il risultato dell’incontro tra la potenza vocale della cantautrice salentina ed i suoni campionati sul luogo da Isabel durante l’esperienza performativa.

Concept, performance, video: Isabel Rodriguez Ramos
Luogo: Parco della Maremma, Toscana (Principina a Mare, Grosseto)
Paesaggio sonoro: Rossana De Pace

Reliquere Nuces

Alessio Palma

All’epoca dei romani le noci venivano utilizzate in alternativa alle biglie. Esse venivano accumulate per essere utilizzate per tanti giochi diversi, per essere vinte o perdute.

Per i romani, giocare con questi frutti era talmente comune da far diventare l’espressione “reliquere nuces” (Lasciare le noci) di uso comune, acquisendo il significato di lasciare l’infanzia per la vita adulta.

Alessio Palma riporta alla luce il gioco romano delle biglie nell’intento di ritornare a quella età fanciullesca lasciata ormai alle spalle e con essa il divertimento e i sogni da bambino.

Con l’installazione site specific Reliquele Nuces, Alessio invita il pubblico a mettersi in gioco con i propri sogni fanciulleschi, lasciando da parte le preoccupazione della vita adulta e tornando anche solo per un momento a contatto con quella parte perduta di sé.

Amore?

Paolo Valgrande

Tempo, spazio , suono e movimento.

L’artista ha immaginato l’incontro di due amanti che si cercano, si rincorrono, si allontanano per poi unirsi in un istante magico diffondendo nell’aria un suono limpido e soave.

Giocando con quest’opera possiamo osservare come uno slancio troppo leggero sarà di breve durata ma se sarà troppo forte produrrà movimenti bruschi e dissonanti.

L’opera rappresenta l’equilibrio che genera armonia.